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Politica

Alessandria: proposte per integrazione del piano “Al Via” dall’oppozione

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO DELL’OPPOSIZIONE IN CONSIGLIO COMUNALE CON IL TESTO DELLA MOZIONE – PROPOSTA DI INTEGRAZIONE PIANO “AL VIA”

ALESSANDRIA – Nell’emergenza Covid, incertezza e fragilità caratterizzano, oggi, le economie avanzate, inclusi la nostra città e il nostro territorio, caratterizzati da una presenza industriale ancora significativa, verosimilmente in grado di guardare avanti: un tessuto di esercizi commerciali, artigianali, di terziario avanzato, di operatori culturali e persone fisiche inevitabilmente provati dal cosiddetto lockdown e spaventati dal futuro prossimo.

Il Comune di Alessandria ha recentemente reagito promuovendo il Piano Al.Via, un atto di indirizzo, nelle intenzioni della Giunta, in grado di dettare un’agenda di intervento che potrebbe beneficiare di aiuti e fiducia da parte del Governo, della Regione e dei privati interessati. I capitoli del documento fotografano lo stato dell’arte al momento dello stop con le implicazioni che tale inaspettato fatto ha comportato per l’economia, per i cittadini e per la comunità alessandrina in generale. Da un lato, quel che ancora manca, su cui è bene premettere che nessuno può vendere facili verità, è una visione, un’immagine di quel che sarà il futuro, ipotizzando che la struttura delle relazioni cambierà a tal punto da imporre una modifica radicale del sistema commerciale, artigianale, del terziario avanzato, del sistema dei trasporti, del consumo di cultura, di una parte significativa dell’attività economica e delle relazioni locali. Dall’altro l’ambizioso piano presenta la necessità di un quadro di risorse, da reperire, pari all’intero bilancio del Comune.

Quanto e come cambieranno domanda e offerta è difficile da dire oggi ma, forse, ne sappiamo abbastanza per immaginare che occorrerà mettere a disposizione della città e della provincia strumenti per adeguare la capacità produttiva almeno delle microimprese, ridurre i costi di produzione o il costo di accesso ai fattori produttivi, cercare economie e relazioni in un mercato che è già cambiato.

Occorre ancora premettere che per dare un ordine chiaro e concreto alla capacità del Comune di creare un moltiplicatore economico apprezzabile si dovrebbero separare i progetti infrastrutturali, che necessitano di ingenti investimenti europei, statali e regionali, dalle microazioni che possono animare il contesto culturale e sociale attraverso il protagonismo dal basso.

Per le realtà industriali piccole, medie e grandi la dimensione pubblica locale può essere utile se rende fecondo il rapporto fra città, università, istituzioni quali le agenzie sanitarie molto importanti nel nostro contesto e attori collettivi del mondo imprenditoriale, alimentando progetti di ricerca e attirando professionisti, studenti, ricercatori, in una parola relazioni e un modello di produzione qualificata, fortemente legata alla ricerca avanzata.

Con questa proposta, si ritiene quindi di promuovere modalità di intervento capaci di sostenere persone fisiche, microimprese, progetti di ricerca universitari condivisi, imprese no profit attive nell’innovazione sociale, inclusi gli attori del commercio, dell’agricoltura urbana e periurbana, dell’artigianato e delle professioni, che abbiano voglia di attraversare questo difficile periodo storico provando a indirizzare su nuove basi la propria attività.

Si intende, in altri termini, offrire una cornice operativa sollecitando le risposte e il protagonismo dei cittadini, delle organizzazioni e dei corpi intermedi adeguando strumenti e modalità operative appresi dalla pandemia.

Una situazione che paradossalmente richiede, pur nei limiti delle competenze istituzionali dell’Ente Locale, una maggior ma soprattutto diversa presenza dell’Amministrazione nella vita della Civitas, non tanto in termini di gestione e intervento quanto di facilitazione, coordinamento e di costruzione di network plurali tra le diverse forze e attori sociali del territorio. In sostanza non più un Comune “che fa” ma un Comune “che pensa”.

A cominciare dalla necessità di utilizzare risorse europee e finanziamenti nazionali auspichiamo e proponiamo l’istituzione di un apposito ufficio di programmazione e progettazione europea che si occupi anche di analizzare i riferimenti normativi di progetti nazionali.

Un processo culturale, amministrativo e politico che parta da un coinvolgimento non formale in un condiviso meccanismo di governance e sviluppo di alcuni attori chiave del territorio come la Fondazione Bancaria e l’Università del Piemonte Orientale, il Politecnico, l’Ospedale e l’Asl, la Camera di Commercio, le Scuole e le Associazioni di categoria con cui andare a definire un perimetro di sviluppo, una puntuale individuazione di misure e strumenti operativi, un efficace sistema di monitoraggio e valutazione degli stessi. Proponiamo la creazione di una Rete delle Conoscenze, vera e propria piattaforma, modello agenzia, coordinata dal Comune, che metta a fattor comune tutta la documentazione prodotta dai cittadini in modo da uniformare le filiere burocratiche e semplificare i processi di accesso ai finanziamenti, alla creazione di nuove attività, alle opportunità offerte dal territorio. Naturalmente per realizzare questo saranno necessari protocolli e intese con i vari enti.

Sotto il profilo industriale il Gruppo Amag, in questa cornice, ad esempio, potrebbe fornire la consulenza qualificata sugli strumenti fiscali a disposizione per la riqualificazione energetica degli edifici civili e degli spazi destinati all’impresa ma potrebbe giocare anche un ruolo da protagonista nel lancio di progetti e investimenti locali sul tema delle energie rinnovabili. Si ritiene opportuno richiamare in questa sede, come ipotetico partner tecnico e operativo, quantomeno per esperienza acquisita sul campo, la Fondazione Social che da anni agisce in questo ambito nella realtà alessandrina.

Di seguito proponiamo, senza alcuna pretesa di esaustività, due fattispecie di intervento che adeguatamente supportate potrebbero davvero indirizzare un nuovo corso ispirato alla sostenibilità e allo sviluppo. 

Il microcredito sostenuto direttamente dalla Fondazione Bancaria, da Istituti specializzati (Per Micro) e Banca Etica (di cui il Comune di Alessandria detiene ancora una quota ma su cui sta esercitando recesso) potrebbe rappresentare un’occasione per ricominciare per molti piccoli imprenditori e commercianti, specie se sostenuto da attività professionali di accompagnamento (un ruolo in questo senso potrebbe giocarlo l’incubatore di imprese universitario da poco insediatosi in città)

Finanziamento Civico: uno strumento di grande interesse anche in termini di comunicazione e posizionamento è appunto quello del finanziamento civico (noto come crowdfunding civico) in cui il Comune stesso si farebbe carico di sostenere direttamente, o di concerto con altri attori economici del territorio proposte di carattere imprenditoriale, sociale e culturale che trovassero riscontro nella comunità cittadina. La forza della microfinanza e/o del crowdfunding civico risiedono proprio nella capacità di inserirsi nel contesto locale sfruttando le peculiarità esistenti ed eventuali sinergie, utilizzando strumenti e risorse finora poco considerate dall’istituto di tradizionale di credito. L’esperienza del Comune di Bologna per il restauro dei Portici di San Luca e del Comune di Milano per il sostegno a progetti imprenditoriali a impatto sociale rappresentano due buone pratiche da approfondire, studiare e sviscerare e che potrebbero trovare anche nella cornice alessandrina un campo di applicazione interessante e utile alla comunità e agli attori economici.

Un piano lavoro concreto ma al tempo stesso ambizioso che dovrebbe a sua volta inserirsi in una cornice di sviluppo sostenuta da fondi nazionali ed europei per permettere non solo di mitigare gli effetti della crisi economica ma altresì di impostare una ripresa sostenibile ed inclusiva. Che non potrà non passare da un nuovo modo di agire degli attori locali, dalle organizzazioni di categoria alle varie articolazioni della PA, dal percorso di nascita dell’IRCCS fino alla Fondazione CRA il cui effettivo contributo potrebbe crescere, senza dimenticare la Camera di Commercio che ha recentemente stanziato 4mln di euro per affrontare l’emergenza Covid.

Si tratta di provare a dare organicità a questo potenziale, evitare la frammentazione provando a destinare una parte di queste risorse alla prospettiva. Una dotazione minima iniziale per il fondo destinato al microcredito o al finanziamento civico potrebbe derivare proprio dalla revisione del piano adottato dal Comune che prevede 1,3mln di euro di risorse proprie ma che, a nostro giudizio, potrebbero essere destinate meglio. L’aggiustamento del piano Al.Via potrebbe portare al fondo per il microcredito locale o finanziamento (crowdfunding) civico una dotazione iniziale di almeno 200mila euro a cui si aggiungerebbero eventualmente le risorse impegnate dagli altri attori territoriali. Con l’impegno di tutti, la città, aggregando i Comuni limitrofi, con le sue varie articolazioni pubbliche e private potrebbe darsi l’obiettivo minimo di disporre indicativamente di 1/1,5mln di euro all’anno da investire sull’innovazione e su obiettivi prioritari, per settore e metodo, attraverso una piattaforma condivisa. 

Con l’uso di questi strumenti il Comune potrebbe, direttamente o indirettamente, indirizzare risorse per lo sviluppo dei progetti di nuovo protagonismo che stanno emergendo in alcune vie e quartieri (marketing territoriale, servizi alle famiglie, piattaforme digitali e strutture condivise di prenotazione e consegna delle merci, micrologistica di quartiere, ecc.), potrebbe legare il reperimento di fondi per i progetti presentati dalle università (anche in prospettiva IRCCS) ad un disegno di rilancio del real estate; potrebbe pianificare e stimolare interventi di impatto sociale attraverso fondi appositamente destinati e garantiti. 

Sarebbe fondamentale un coordinamento delle iniziative dal punto di vista economico/finanziario, rispetto ai temi prioritari, sia per settore che target. Organizzazione che potrebbe essere ipotizzata da subito, aprendo alla necessità di coinvolgere soggetti interessati e titolati sui singoli argomenti e, in questo modo, preparando la nascita della Rete delle Conoscenze, gruppo di studiosi con competenze varie e trasversale alle diverse istituzioni alessandrine finalizzato a redigere in tempo reale diagnosi territoriali e linee guida per lo sviluppo locale. Per fare tutto ciò serve la volontà di aprire in modo trasparente e democratico i processi finalizzati al reperimento delle risorse materiali e immateriali e al modo di destinarle.

In questa prospettiva e nell’ottica di delineare scenari di medio periodo e progetti complessivi, per evitare la parcellizzazione, proponiamo una sorta di blocco dei finanziamenti a pioggia e sponsorizzazioni polverizzate ad eventi e progetti spesso svincolati da un piano generale e complessivo.

Alla luce di quanto premesso e per altre ragioni specifiche che indichiamo di seguito, i firmatari chiedono alla Giunta di aprire il confronto in Consiglio comunale sul Piano Al.Via nel suo complesso, al fine di consentire all’assemblea di apportare le modifiche strutturali e organiche che riterrà opportune. Al riguardo, si anticipano alcuni temi su cui occorrerebbe intervenire attraverso chiarimenti ed emendamenti:

La Zona Economica Speciale: – Realizzazione (attraverso la Fondazione SLALA) di un piano infrastrutturale del territorio alessandrino quale zona economica speciale”. Il Piano infrastrutturale del territorio finanziato con 7.850.000 € di risorse proprie e 10.000.000 € di risorse di terzi…- Occorre chiarire quanto si impegna per la pianificazione, per progettazione e per la realizzazione; come il Comune garantirà risorse proprie, come e a chi si stanno chiedendo le risorse che dovrebbero essere garantite da terzi. Per questo punto e in considerazione delle modifiche dei modelli di consumo, dei modelli di socialità, dei modelli di organizzazione urbana chiediamo di riprendere l’iter di definizione di un più aggiornato PRGT.

Attività educative: sono ipotizzati 7.800.000 € per azzerare gli importi di rette e refezione. Prima di procedere con gli atti attuativi occorre chiarire quali saranno gli impegni necessari previsti per la riapertura di settembre. Come si sta vedendo con i centri estivi, le misure anti contagio potrebbero causare aumento dei costi; si ritiene che l’Ente (o il pubblico in generale) possa farsi carico della quota di aumento (un po’ come stanno facendo, in maniera diversa e scoordinata, INPS e Regione Piemonte sui centri estivi). Se per la ripresa di settembre dovremo apportare modifiche o manutenzioni speciali nelle scuole e nei nidi, allora l’Ente dovrebbe intervenire direttamente, senza caricare i costi sul cittadino. Se, a causa del distanziamento sociale, si potranno ospitare meno bimbi a scuola, allora il Comune dovrebbe mettere in campo iniziative diverse a sostegno delle famiglie (nidi domiciliari, baby sitter, o altro). Per questa ragione il Piano AlVia prima di prevedere il pur apprezzabile azzeramento delle rette dovrebbe chiarire il costo dell’adeguamento dei servizi educativi in tempo di Covid.

Sulla digitalizzazione, di fatto affidata ad AMAG. Il dirigente del settore ICT del Comune di Alessandria con i suoi collaboratori ha riorganizzato il servizio e dato una spinta verso la digitalizzazione. Ora il Comune lo affida ad AMAG? Affida ad Amag il compito di gestire la rivoluzione digitale locale? Perché?

Su questi temi il Consiglio comunale si dovrebbe esprimere, in modo organico.

Con la presente il Consiglio comunale di Alessandria impegna la Giunta entro 30 giorni dall’approvazione della presente a:

  • costituire un gruppo di lavoro per lo sviluppo delle azioni di microcredito e finanziamento (crowdfunding) civico coinvolgendo esperti del settore e i portatori di interesse pubblici e privati citati in premessa;
  • presentare le linee guida, i regolamenti e la dotazione finanziaria minima di competenza del Comune per lo sviluppo delle azioni di microcredito e finanziamento civico finalizzate al sostegno dei progetti innovativi;
  • presentare un modello partecipativo, organizzativo e indicazioni operative conseguenti per la nascita della Rete delle Conoscenze;
  • presentare il Piano Al.Via con una delibera di Giunta di proposta al Consiglio comunale.

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