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Cronaca

Torino: ritardo nell’inizio del processo Fenice per “inconveniente tecnico”

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TORINO – Un inconveniente tecnico questa mattina, giovedì 9 luglio, ha fatto ritardare l’inizio del processo che si tiene nell’aula bunker delle Vallette, inerente l’operazione Fenice, che vede alla sbarra otto imputati, tra i quali anche l’ex assessore regionale piemontese Roberto Rosso, accusato di voto di scambio politico-mafiosi per le elezioni regionali del 2019, che solo nei giorni scorsi, dopo due richieste respinte, è stato sottoposto ai domiciliari.

Secondo l’accusa, il politico avrebbe fatto avere del denaro a due persone appartenenti a una cellula dell’ndrangheta della zona di Carmagnola, in cambio di un pacchetto di voti.

Secondo la ricostruzione della procura, l’imprenditrice vercellese Enza Colavito, anche lei ai domiciliari, insieme al suo tuttofare Carlo de Bellis, avrebbe fatto da tramite tra l’ex assessore e alcuni personaggi vicini alla locale torinese, Onofrio Garcea e Francesco Viterbo, ritenuti il primo un emissario locale del clan Bonavoto di Vibo Valentia e il secondo, il suo braccio destro.

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