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Cronaca

Aborto: stop alla pillola Ru486 in Piemonte?

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Per ora è solo un’intenzione predisposta nelle direttive da adottare con delibera di giunta, ma la proposta arrivata dall’assessorato agli affari legali della Regione Piemonte di fermare la somministrazione della pillola abortiva Ru486 nei consultori (così come lo stop alla sua distribuzione in day hospital alla fine dell’emergenza Covid) sta sollevando uno tsunami di polemiche.

Di fatto l’indice è puntato contro la giunta, chiamata a spiegare le linee guida in commissione sanità regionale. Proprio il Piemonte, da cui nel 2005 è partita la battaglia per l’introduzione della pillola abortiva in Italia, guida la classifica nazionale delle interruzioni volontarie di gravidanza con il metodo farmacologico. All’inizio del mese appena passato il ministero della Salute aveva emanato ultime direttive sulle modalità di somministrazione della pillola abortiva Ru486, che novità che prevedevano l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana.

Ora il braccio di ferro tra le posizioni del governo e chi parla di una battaglia oscurantista ed antiscientifica e la presa di posizione di una giunta che ha dichiarato di non voler trasformare i consultori in abortifici. Tirata in ballo, ovviamente, la legge 194 sull’aborto, definita da una “metà del cielo” una “norma di civiltà”, che garantisce alle donne il diritto di affidarsi a una rete capillare di consultori in cui il metodo farmacologico è trattato con il massimo della professionalità. Per chi non la pensa così a palazzo Lascaris, invece, le novità introdotte dal ministero della Salute, “semplificano e banalizzano la procedura, oltre a rappresentare un potenziale pericolo per la salute delle donne, private del supporto medico in un momento estremamente difficile”.

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