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Economia

Prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina: saremo tutti più poveri

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Sommando l’effetto pandemia a quello – più recente ma altrettanto dannoso – della guerra in Ucraina, il risultato è palese: diventeremo tutti più poveri.

I primi, sciagurati, riscontri di un periodo oscuro, che non ci si riuscirà a scrollare di dosso tanto facilmente, si sono già manifestati nel portafogli delle famiglie italiane: già provati – negli ultimi anni – da un livello di reddito e di consumo al di sotto delle soglie convenzionali, i cittadini sanno bene che i venti di guerra aumentano il costo della vita.

E quella in corso in Europa ha portato ad una speculazione sui prezzi che ha inciso solo sui consumatori, a partire dai rincari energetici perché – puntualizzano gli economisti – per gli acquirenti di gas l’aumento appunto dei prezzi è stato un problema limitato: molti di loro – dalle grandi compagnie fino alle più piccole municipalizzate – sono protetti da contratti a lungo termine che garantiscono forniture a prezzo fisso.

Il caro trasporti incide a sua volta negativamente sui rifornimenti, con ritardi ed un aumento sconsiderato delle materie prime, che scarseggiano e fanno ancora una volta schizzare al rialzo il prezzo finale. Quali le conseguenze sociali non solo a livello locale ma internazionale? L’impatto della guerra sull’economia, stimato nei prossimi 12 mesi, stima un Pil a quota -1,4 nell’area Euro, con un decremento pari a -1 per quanto riguarda l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

All’opposto andrà l’inflazione, che potrebbe arrivare nell’arco dell’anno a +2,03 in area Euro (+2,47 nel mondo) e a +1,98 per l’Ocse. Il fatto è che i progressi dell’ultimo decennio non potranno che rallentare – ha affermato il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco -, ricordando la necessità di “un intervento istituzionale e di un coordinamento rilevante anche a livello di cooperazione internazionale”. Le sanzioni in terra russa, infatti, sono un boomerang micidiale soprattutto per i ceti più deboli: le prime proiezioni dicono che, a livello internazionale, entro la fine del 2022 ci saranno oltre 100 milioni di persone che torneranno in stato di povertà estrema.

E mentre, sul fronte agricolo, c’è un’Unione Europea che ha sbloccato l’utilizzo di nuove aree coltivabili per far fronte alla crisi e al blocco russo sul Mar Nero che impedisce la partenza delle navi ucraine con mais e grano, a Roma è stato concesso di sfruttare 200.000 ettari in più, Ma, c’è un ma: produrre oggi costa di più per l’aumento dei costi di trasporto e fertilizzanti, mentre dall’altra parte dell’oceano c’è un Sudamerica che non sanziona Mosca e che prevede un aumento di volumi e ricavi. E a beneficiarne saranno i grandi produttori di Argentina e Brasile, secondo e terzo esportatore mondiale di mais.

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