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Economia

Anche le librerie subiscono la mazzata Covid-19

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Il periodo di reclusione forzata per difendersi, in emergenza sanitaria, dal Covid-19 ha costretto la maggior parte delle attività ad abbassare le serrande e a fermare la produzione.

Uno stop che ha portato con sé gravi ripercussioni economiche ed occupazionali che, solo in autunno, presenteranno il vero conto. Chi è rimasto a casa ha potuto, nel frattempo, riorganizzare le proprie priorità, dedicandosi alla famiglia o ad attività che la frenesia della vita quotidiana pre-Coronavirus aveva messo in un angolo. E così il piacere della lettura, del documentarsi, del prendersi i propri spazi ha preso il sopravvento. Il problema di fondo è però che, a causa della pandemia, le stesse librerie hanno risentito del fatto di dover restare fisicamente chiuse al pubblico.

Oltre il 90% ha infatti letteralmente subito un peggioramento dell’andamento economico e oltre l’84% è in difficoltà nel fare fronte al proprio fabbisogno finanziario, come pagare i dipendenti, provvedere a bollette e affitti, sostenere gli oneri contributivi e fiscali. È l’allarme lanciato dal primo Osservatorio Ali Confcommercio, in collaborazione con l’Istituto demoscopico Format Research, sulle librerie in Italia, presentato alla 76/a Assemblea dell’Associazione Librai Italiani.

Secondo le nostre stime – è stato sottolineato – nel periodo marzo-aprile si profilano ben 140 milioni di minor fatturato, pari a circa 45 milioni di euro di mancati utili lordi. Un macigno pesantissimo, che grava tutto sulle 3.670 librerie contate dall’Osservatorio (231 in meno negli ultimi cinque anni) e sui loro 11 mila addetti. Con Lazio, Lombardia e Piemonte prime per numero di esercizi (il 25% è al Nord Ovest, 18% al Nord Est, 26% al Centro e 31% al Sud). In questo lockdown, ricorda, il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, “sono state riconosciute tra i servizi che hanno potuto riaprire con anticipo ad aprile. Un passaggio importante, anche se non esaustivo. Tra riaprire e resistere – ha sottolineato – passa una bella differenza. Il periodo di lockdown, i mancati utili, l’assenza di contributi a fondo perduto hanno causato una gravissima mancanza di liquidità senza la quale in molti rischiano la chiusura. Se una nota positiva di questi mesi c’è, è stata la scoperta di nuove vie per la vendita.

Se il 22% delle librerie in Italia possiede un sito web e il 53% una pagina social o una vetrina sui principali marketplace, in questi mesi di chiusura e limitazioni il 27% ha iniziato a utilizzare o ha intensificato l’utilizzo del commercio elettronico. Ma la concorrenza dell’e-commerce e l’assenza di regolamentazione del mercato resta un problema per il 66,1% del settore. Senza contare che il 62,8% delle librerie dichiara che già prima del lockdown non riusciva a mettere a disposizione un assortimento aggiornato alla clientela.

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