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Turismo e Ambiente

Legambiente: “Nessun via libera a Solvay finché gli impianti inquinano”

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Dopo che l’Inail del Veneto ha ufficialmente riconosciuto che si tratta di malattie professionali quelle contratte da due lavoratori che lavoravano in un’azienda accusata di aver avvelenato le acque del Veneto con i Pfas, anche Legambiente frena sul permesso rilasciato, il primo di ottobre, dalla Provincia di Alessandria alla produzione di C6O4 alla Solvay di Spinetta Marengo: “Nessuna autorizzazione a Solvay finché gli impianti inquinano sottosuolo e falde. La Provincia imponga alla società di azzerare qualsiasi perdita di inquinanti nel sottosuolo e nella falda”.

Anche il comitato Stop Solvay chiede si controlli il livello di Pfas nel sangue di tutti gli abitanti di Spinetta Marengo.

Una forma di indagine è già prevista su richiesta del sindaco di Montecastello per i suoi abitanti dopo che tracce di C6O4 erano state rilevate nelle acque potabili del paese.

LA NOTA UFFICIALE DI LEGAMBIENTE

Il 1° ottobre si è tenuta la Conferenza dei Servizi della Provincia di Alessandria sull’ampliamento della produzione di cC6O4 nello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo.

Nonostante nell’udienza di giugno Arpa, Provincia e Comune si fossero pronunciate in maniera decisamente contraria alla possibilità dell’ampliamento della produzione del composto perfluoroalchilico (PFAS) cC6O4, nell’ultima seduta sono sembrate completamente svanite tutte le preoccupazioni per ambiente e salute pubblica. Tanto che la stessa Solvay, nel proprio comunicato stampa, esprime soddisfazione rispetto ai pareri relativamente favorevoli espressi dagli Enti.

Tecnicamente l’ampliamento della produzione non è stato ancora concesso: l’atto formale lo dovrà redigere la Provincia. Le prescrizioni emerse dalla Conferenza dei Servizi del 1° ottobre riguardano la barriera idraulica, le perdite dell’impianto e i limiti delle concentrazioni di PFAS negli scarichi, nel canale di scarico in Bormida e ai camini dell’impianto.

“Sia per gli inquinanti vecchi e nuovi, che risultano percolare e diffondersi nel terreno e nelle falde a valle e persino a monte del sito Solvay, sia sui limiti negli scarichi – dichiara Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – bisognerà esaminare nel dettaglio le prescrizioni della Provincia. Di certo però, visti i precedenti, riteniamo essenziale che tutte le prescrizioni debbano essere rigorosamente attuate prima di qualsiasi aumento della produzione. Poiché l’impianto dovrà essere messo in sicurezza per eliminare la perdita degli inquinanti, chiediamo che l’aumento della produzione sia vincolato alla realizzazione di tali interventi. Inoltre, a fronte dei monitoraggi ambientali su base mensile, chiediamo che, in caso di anomalie, gli impianti vengano immediatamente fermati, senza fare riferimento a medie su periodi più lunghi”.

“Legambiente Ovadese – dichiara la Presidente Michela Sericano – nutre forti preoccupazioni sul futuro e sulla messa in sicurezza dell’impianto, derivanti dall’esperienza passata. Siamo stati costretti a presentare un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Alessandria, nel quale si chiede di verificare la sussistenza delle ipotesi del reato di disastro ambientale e/o di eventuali altri reati, anche derivanti dall’occultamento della contaminazione nonché della mancata interruzione della produzione per l’adeguamento degli impianti obsolescenti causa della contaminazione di sottosuolo e falda delle varie sostanze perfluoroalchiliche pericolose”.

“Ci auguriamo che le indagini della Procura siano già in corso – conclude Giorgio Prino, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta -. Qualora la Provincia non dovesse fermare la produzione di cC6O4 neppure sino all’eliminazione delle perdite che contaminano il sottosuolo e la falda di Spinetta, dentro e fuori lo stabilimento Solvay, auspichiamo possa farlo la Procura della Repubblica, anche alla luce di quanto prevede la Legge sugli Ecoreati numero 68 del 2015, per la quale proprio Legambiente si è battuta per anni”.

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