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Turismo e Ambiente

Una petizione per il Parco Castello di Novi Ligure

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Che fine fa una petizione?

Alcuni mesi fa un gruppo di cittadini inoltrò al Sindaco di Novi Ligure una petizione riguardante lo stato di salute del Parco Castello.

La torre del castello di Novi Ligure

Nella stessa petizione si manifestavano alcune perplessità sulla destinazione di un fondo PNRR destinato a finanziare interventi conservativi e non sul Parco stesso.

La petizione, regolarmente annotata sul registro del protocollo comunale nel marzo di quest’anno, non ottenne alcuna risposta da parte del Comune di Novi Ligure.

La circostanza era del tutto prevedibile, sulla scorta del fatto che le istanze dei cittadini vengono abitualmente disattese dai nostri amministratori comunali, di qualsiasi colore essi siano.

Ora, con un Comune commissariato, è indubitabile che i firmatari di quella petizione abbiano davvero perduto ogni speranza.

Tuttavia si rende opportuno che alcuni aspetti della questione vadano riassunti qui di seguito, anche per rendere noto lo stato di salute del Parco Castello.

Il degrado generale del Parco si percepisce immediatamente.

L’antico muro di cinta e gli alberi sono avvolti quasi completamente dall’edera e dalle piante infestanti che hanno già provocato la perdita di molti esemplari, dopo quelli falcidiati dai cavi d’acciaio del disastroso Parco Avventura.

Molte panchine sono spezzate o infossate nel terreno. In tutto il Parco esistono, inoltre, costruzioni inutili ed in rovina; si tratta di resti di opere sconsiderate che dovrebbero essere smantellate, come la costruzione di vespasiani chiusi da almeno trent’anni, i quali risultano essere di assai discutibile inserimento estetico nell’ambiente.

Gli edifici in prossimità della Torre sono periodicamente presi di mira da ignoti devastatori ed utilizzati in modo non appropriato; i bivacchi notturni sono frequenti, con conseguente abbandono di rifiuti.

Nessuno si è curato del Parco e della sua storia. Una storia ancora leggibile attraverso le attestazioni rimaste sul posto che risalgono alla seconda metà del ‘700, frutto di opere eseguite sotto  l’attenta regia di Gerolamo Durazzo, che fu anche Governatore di Novi.

In seguito il Parco è stato prevalentemente abbandonato a se stesso, oppure  utilizzato per soddisfare interessi  privati, trascurando l’interesse pubblico:

una maxi discoteca, un parco avventura, ed infine una serie di piste per mountain bike che hanno sensibilmente modificato lo stato dei luoghi, creando sentieri delimitati da reti e piantoni di ferro; ci si chiede se la costruzione di tali manufatti sia stata autorizzata con apposita concessione, come prevede la legge. In caso negativo si potrebbe ipotizzare che chiunque può erigere barriere su suolo pubblico, costruire, recintare, bivaccare a proprio piacimento.

La progressiva rarefazione della vegetazione conseguente alla creazione delle piste abusive,  in concomitanza con una forte pendenza della collina sul lato Asilo Solferino potrebbe comportare, in caso di forti piogge, il rischio di sfaldamento del terreno verso l’Asilo stesso.

Insomma, il Parco non può essere, per sua vocazione, una pista per gare di mountain bike. I sentieri – stretti – vengono percorsi da sempre a piedi e la circolazione promiscua bici – pedoni presenta un alto rischio di incidenti.

Infine, la stampa locale riferisce che dal PNRR sono stati stanziati ben tre milioni e mezzo di euro per un progetto di riqualificazione del Parco. Si tratterebbe di 6.776.945.000 (seimiliardisettecentosettantaseimilioninovecentoquarantacinquemila) vecchie lire.

Come saranno spesi tutti questi soldi? C’è già un progetto?

In ogni caso occorrerà fare molta attenzione; diversamente, la lista di fallimenti, frutto di iniziative unilaterali che hanno contribuito al declino della città (museo dei Campionissimi, Movicentro, Tav) non potrà che allungarsi.

Questa volta, invece, l’ultima parola spetta di diritto ai novesi.

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