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Sanità

A Cairo Montenotte il primo ospedale di comunità della Liguria

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Parte dal San Giuseppe di Cairo Montenotte la rivoluzione del sistema sanitario ligure con il primo Ospedale di Comunità che prende forma, con un investimento complessivo di oltre 10 milioni e mezzo di euro dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

“Siamo venuti qui perché qui a Cairo, come avevamo promesso alcuni mesi fa, di fatto apre il primo reparto dell’Ospedale di Comunità – afferma il presidente della Regione Liguria e assessore alla Sanità Giovanni Toti – in largo anticipo rispetto al Pnrr che prevede le progettazioni entro fine anno e poi entro il 2025 il dispiegamento della nuova struttura della medicina territoriale che si avvarrà anche di quelle novità normative, a partire dal nuovo contratto per i medici di medicina generale che metteranno 18 ore settimanali a disposizione dei distretti e di strutture come questa, colmando anche le carenze sul territorio. Qui siamo partiti prima e ringrazio i medici di medicina generale per il loro impegno, perché con lungimiranza e spirito pionieristico ci danno la possibilità di inaugurare un percorso che farà certamente scuola rispetto alle altre strutture analoghe della Liguria. Vorrei anche evidenziare che l’Ospedale di Cairo è aperto, vi lavorano ottimi infermieri, medici e personale sanitario e i pazienti vengono assistiti: accadeva ieri e accadrà domani. Quello che stiamo realizzando a partire da qui è un vero cambio di paradigma: il fulcro è il potenziamento dell’offerta sanitaria rivolta alla media e bassa complessità di cura per garantire un’assistenza di prossimità maggiormente diffusa e capillare, soprattutto per le categorie più fragili. Al San Giuseppe stanno già lavorando 8 medici di medicina generale che si alternano in servizio e collaborano con il medico referente dell’Ospedale di Comunità per individuare insieme il miglior percorso di cura post ricovero per ogni paziente. Oltre a loro, ci sono 21 medici di cui 16 specialisti e 5 sumaisti per la specialistica ambulatoriale, 60 infermieri, 13 Oss oltre ai fisioterapisti, logopedisti, tecnici e amministrativi. Questo ospedale crescerà ancora: qui troveranno spazio anche la Casa di Comunità e la Centrale Operativa Territoriale, per cui sono in fase di avvio le procedure per l’affidamento della progettazione. Con questa organizzazione, l’ospedale di Cairo riteniamo possa rispondere fino al 90% dei bisogni sanitari della Val Bormida, che sono legati in grandissima parte alla bassa e media complessità”.

Quaranta posti letto in totale previsti nell’Ospedale di Comunità di Cairo Montenotte, di cui venti di riabilitazione post acuti, oltre ad una serie di ambulatori per le visite specialistiche, una piastra chirurgica per interventi ambulatoriali. Del finanziamento complessivo, che dispiegherà i suoi effetti dal primo semestre dell’anno prossimo all’ultimo semestre del 2025, 8,1 milioni di euro sono destinati al recupero edilizio e all’adeguamento antisismico dell’edificio ‘ex Maddalena’, gli altri 2,7 all’acquisto di macchinari di ultimissima generazione tra cui una nuova Tac.

“Il punto di partenza – sottolinea Toti – è stato e rimane la ricognizione puntuale dei bisogni del territorio, ovvero l’analisi delle richieste dei pazienti rispetto alla sanità valbormidese, quindi i numeri e le tipologie di accessi giornalieri incrociato, poi, con il modello hub e spoke, con strutture ‘hub’ dove si trovano i Dea e dedicate alle patologie ad alta complessità o tempo dipendenti e quelle ‘spoke’, per garantire una sanità territoriale diffusa per la bassa e media complessità di cura e la riabilitazione post acuzie. Chi continua a parlare per Cairo di ‘ospedale di area disagiata’, regalerebbe a questa valle un presidio di minore potenza di quello che stiamo costruendo, con minore capacità clinica, specialistica e di risposta rispetto ai bisogni sanitari del territorio. Chi fa polemica politica dovrebbe quanto meno studiare e capire le situazioni prima di spaventare i cittadini in modo inutile e strumentale”.

L’Ospedale di Comunità consente di traguardare una serie di importanti obiettivi di sistema: ridurre i tempi e l’inappropriatezza dei ricoveri ospedalieri, fornendo un’alternativa di cura e assistenza nell’ottica di prevenire eventuali complicanze e favorire il recupero dell’autonomia dei pazienti; limitare gli accessi nelle strutture residenziali legate a difficoltà familiari o sociali delle persone fragili dopo un ricovero ospedaliero per una patologia acuta; favorire l’integrazione tra le strutture ospedaliere, gli hub, e quelle territoriali, gli spoke, e la condivisione delle risorse umane e tecnologiche.

“Qui abbiamo deciso di mettere a terra i modelli previsti dal Pnrr con grande anticipo – spiega il direttore generale di Alisa Filippo Ansaldi – declinando le linee guida del Piano nazionale in relazione alla domanda sanitaria. La Liguria anticipa di 15 anni il quadro demografico ed epidemiologico del resto del Paese e questo richiede una risposta specifica, con un Ospedale di Comunità che prevede anche un reparto di riabilitazione post acuti, per accompagnare in modo efficace i pazienti anziani e fragili, in modo da evitare accessi impropri negli ospedali per acuti e curarli il più possibile vicino a casa. Questa riforma consente di prendere in carico i bisogni dei cittadini sul territorio, vicino a dove vivono, garantendo una risposta sanitaria maggiormente efficace ed efficiente”.

Nella Casa di Comunità dell’Ospedale di Cairo (investimento di 2.196.000 euro) saranno attivati gli ambulatori di medicina interna, diabetologia, endocrinologia, reumatologia, neurologia, fisioterapia, logopedia, fisiatria, pneumologia e cardiologia, verrà svolta l’attività di dialisi, troveranno spazio un ambulatorio infermieristico, il blocco operatorio per la chirurgia ambulatoriale (oculistica, chirurgia generale, chirurgia plastica, dermatologia, chirurgia vascolare, chirurgia della mano e urologia) e il punto prelievi. “Nella Casa di Comunità si troverà il punto unico di accesso per la presa in carico dei bisogni sanitari, sociali e sociosanitari dei cittadini”, spiega ancora Ansaldi.

Alle preoccupazioni dei cittadini risponde il direttore generale della Asl2, Marco Damonte Prioli: “Si possono dipanare guardando semplicemente come sta funzionando, oggi, questo Ospedale di Comunità con un reparto dotato di medici e personale infermieristico, oltre all’internista dell’azienda sanitaria. Siamo la prima realtà in cui vengono inseriti i medici di medicina generale e riteniamo che questo sia un anticipo del Pnrr che verrà attuato in tutta Italia. Questo modello garantisce una risposta all’avanguardia in Valbormida: l’analisi puntuale dei bisogni di salute del territorio ci consente di dire l’Ospedale di Comunità, con il reparto di riabilitazione, le prestazioni ambulatoriali anche chirurgiche, ci consentirà di rispondere in modo efficace al 90% dei bisogni di salute dei cittadini valbormidesi. Con l’ospedale di area disagiata non otterremmo questo risultato”.

La scheda sul progetto di Radiologia Domiciliare è in fase di sperimentazione in Valbormida a beneficio di persone anziane, disabili o le cui condizioni di salute sconsigliano il trasporto. Dal 27 gennaio ad oggi ci sono state 16 uscite per un totale di 100 esami che hanno riguardato 73 pazienti con un età media di 70 anni. Sono coinvolti nel progetto “Servizio pubblico di Radiologia Domiciliare” due tecnici sanitari di Radiologia Medica e un amministrativo, formati in funzione della gestione degli aspetti relazionali con il paziente fragile, ed è stata acquisita un’apposita unità radiologica mobile completa di accessori, PC/tablet + VPN + Router UMTS + Telefono VoIP per la gestione e l’invio delle immagini. Il Servizio rappresenta un’efficace e valida alternativa al trattamento ospedaliero, trasferendo all’interno delle strutture territoriali competenze e tecnologie per prestazioni normalmente erogate in situazione di ospedalizzazione, garantendo la continuità del percorso di diagnosi e cura, secondo un modello innovativo di integrazione “ospedale-territorio”.

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