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Politica

Polizia stradale, Berutti: “Inaccettabile qualsiasi chiusura, sicurezza deve essere priorità”

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ROMA – Dopo le notizie degli scorsi giorni relative alle possibili chiusure previste dal Governo di sei presidi di Polizia stradale a livello nazionale, con tre casi in Piemonte, a Borgomanero, Ceva e Domodossola, il Senatore Massimo Berutti ha espresso la propria profonda opposizione ad una serie di ipotesi che ha definito “inaccettabili sotto ogni profilo”.

Massimo Berutti

Come già evidenziato durante una conferenza stampa a Domodossola con i rappresentanti di Cambiamo! VCO, Ermanno Savoia, coordinatore Provinciale, Carlo Crapanzano, coordinatore Ossola e il Consigliere comunale di Domodossola Fabio Basta, per Berutti il Ministro dell’Interno deve chiarire quanto prima e l’ipotesi di chiusura va scongiurata ad ogni costo.

“Quando si parla di sicurezza – ha spiegato Berutti – ogni taglio e riduzione è deprecabile. I cittadini vogliono e meritano che i territori siano presidiati e il lavoro della Polizia stradale in questo senso è prezioso. Se poi pensiamo che nell’ipotesi ventilata relativamente al piano nazionale di riorganizzazione della specialità della Polizia stradale, la metà delle chiusure graverebbero su una sola Regione, il Piemonte, è evidente che siamo alla follia. In questo modo, si lascerebbe completamente priva dell’adeguato controllo una porzione significativa di territorio, su tre province nella quali sono note le esigenze di servizio da parte della Polizia stradale per la presenza di numerose infrastrutture viabili, siti produttivi e un flusso di traffico notevole. Il Governo – prosegue Berutti – deve smettere di prendersi gioco del Piemonte, vogliamo risposte sulle infrastrutture e previsioni perché siano presidiate in modo opportuno. La mia interrogazione al Ministro dell’Interno Lamorgese, che nasce dal presidio attento del territorio da parte delle persone che si stanno dedicando con passione al progetto ‘Cambiamo’, servirà a fare chiarezza e a smascherare l’ipocrisia di una maggioranza che non rappresenta il Paese”.

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