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Economia

Al via la trebbiatura di grano con cali di produzione fino al 20%

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“Al via la trebbiatura del grano in Italia con cali della produzione fino al 20%”. Lo segnala una analisi della Coldiretti in riferimento all’inizio della raccolta del frumento su quasi 1,8 milioni di ettari da sud a nord della Penisola.

Sono ancora una volta i cambiamenti climatici a colpire i campi pronti alla raccolta. Cambiamenti che – come evidenzia l’associazione – “hanno provocato prima uno slittamento delle semine a gennaio, a causa delle piogge che hanno inzuppato i terreni rendendo impossibile il lavoro, e poi la siccità e il caldo che stanno incidendo sulla quantità che scenderà sotto i 6,7 miliardi di chili registrati invece lo scorso anno”.

E se è la Puglia (con oltre 360.000 ettari) la regione con la maggiore produzione di grano in Italia e quella dove si registrano i cali più pesanti, a ruota la seguono la Sicilia, l’Emilia Romagna, la Basilicata, le Marche, la Toscana, la Lombardia e Piemonte (queste ultime con 67mila ettari ciascuno).  In linea con i dati nazionali, anche in provincia di Alessandria la trebbiatura del grano che registra un calo della produzione fino al 20%.

Dato negativo che cresce per orzo, colza e pisello proteico dove il segno meno tocca punte anche del 40%. Da una prima valutazione tecnica dei pesi specifici dei cereali si configura una qualità del prodotto soddisfacente rimanendo in attesa delle valutazioni qualitative e quantitative che verranno effettuate successivamente. Un dato che, se paragonato a quello dell’annata 2019, dove si sono registrate produzioni aziendali superiori alla media, risulta ulteriormente negativo.

La provincia di Alessandria è particolarmente vocata alla produzione di frumento tenero con oltre 34 mila ettari di superficie e più di 2 milioni di quintali di produzione, ma – ricordano gli addetti ai lavori – non dobbiamo dimenticare che la ricerca di grano 100% Made in Italy si scontra con anni di disattenzione e abbandono che nell’ultimo decennio hanno portato alla scomparsa di un campo su 5 dopo con la perdita, a livello nazionale, di quasi mezzo milione di ettari coltivati con effetti dirompenti sull’economia, sull’occupazione e sull’ambiente: una situazione aggravata dalla concorrenza sleale delle importazioni dall’estero dove non sempre si rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale in vigore nel Paese Italia.

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