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Economia

Tornano le zone gialle in Italia: al via i test per le riaperture

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Occhi verso il cielo e che il meteo sia clemente: devono aver pensato così gli italiani (soprattutto quelli che abitano e lavorano al nord) una volta messi di fronte alla ripartenza sotto il governo Draghi, che lascia tornare alla convivialità la popolazione, ma solo all’aperto – nel caso di bar e ristoranti, da oggi aperti fino alle 22 -, con misure che impongono il servizio al tavolo collocato appunto all’esterno del locale e negano, come nel caso del caffè servito al bancone, la possibilità di berlo in tazza.

Le attuali misure confermano il coprifuoco dalle 22 alle 5 – pur con un’ampia discussione parlamentare in corso che potrebbe far evolvere la situazione –: sono state prese con l’intento di tutelare la salute pubblica e dare, allo stesso tempo, la possibilità all’economia di provare a rimettersi in gioco, in vista di una stagione – quella estiva – che dovrebbe dar fiato a chi, da molti mesi, è fermo.

Vero è che il trend dei contagi è iniziato a calare, ma gli esperti del Comitato Tecnico Scientifico ribadiscono che il fatto che 15 regioni siano passate in zona gialla (ci si può spostare all’interno di essere e tra di loro, mentre per le regioni di altro colore è necessario un pass verde) non è un buon motivo per abbassare la guardia. Purtroppo però il fine settimana che ci si è appena lasciati alle spalle non è stato specchio fedele delle raccomandazioni del governo: il bel tempo ha spinto tantissime persone fuori casa in tutt’Italia e non sono mancati numerosi episodi di assembramenti all’interno di case o spazi al chiuso.

Le immagini sono sempre le stesse: che sia il cuore di Roma o le vie dello struscio milanese, alla vigilia del passaggio in zona gialla la maggior parte delle persone non hanno rinunciato a trascorrere una domenica all’aperto. E così è successo pure a Torino, dove si sono registrati assembramenti nei parchi – dal Valentino alla Pellerina passando per Parco Ruffini – e nelle strade del centro, con lunghe code davanti ai gelatai e diverse persone senza mascherina.

E mentre da oggi, nella capitale, sono previsti controlli rafforzati nelle zone della movida con varchi e transenne per limitare gli accessi nelle zone più frequentate, restano osservati speciali anche i mezzi di trasporto pubblico. Sempre da oggi la scuola torna in presenza nelle zone gialle ed arancioni (con una percentuale pari ad un minimo del 70% alle superiori).

In zona gialla si può tornare a praticare sport all’aperto, anche di contatto, così come riaprono i musei, ma al cinema e a teatro il percorso è più tortuoso, con una serie di limitazioni che mettono in ulteriore difficoltà un comparto già molto provato dalla pandemia. Le prossime mosse, col contagocce, vedono un 1° maggio che permetterà visite a parenti e amici, in zona gialla ed arancione, ad un massimo di 4 persone con figli under 18.

Poi l’asticella delle riaperture si sposterà al 15 maggio, quando, in zona gialla, potranno aprire gli stabilimenti balneari, le piscine all’aperto e i mercati rionali. Resta obbligatorio il distanziamento e l’utilizzo della mascherina anche all’aperto.  Tutti gli step temporali successivi sono definiti – pur suscettibili di variazioni dell’ultim’ora – nel decreto legge che si è però dimenticato di dare linee guida di riapertura al cosiddetto “comparto wedding”, il quale – per cerimonie e matrimoni – è fatto (va da sé) di programmazione -: “Se non ci danno una data certa entro la prima settimana di maggio – hanno protestato gli imprenditori di questa fetta di mondo del lavoro scesi in piazza ieri a Roma -, anche l’estate sarà perduta. Il mercato dei matrimoni è completamente bloccato. Il settanta per cento delle imprese del settore rischia la chiusura”.

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