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Economia

Pernigotti: i Toksoz vogliono investire risorse proprie per il rilancio, sindacati scettici

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È stato un incontro interlocutorio quello che si è svolto in videoconferenza al Ministero dello Sviluppo Economico in merito alla vertenza Pernigotti.

Un tavolo al quale hanno preso parte la proprietà, con Ahmet Toksoz e il nuovo amministratore delegato Gokhan Inceoglu, i rappresentanti delle regioni Piemonte e Lombardia, il comune di Novi Ligure, i sindacati e il coordinatore della struttura per le crisi d’impresa Luca Annibaletti.

Chi pensava che questa riunione potesse servire a riaprire qualche spiraglio con potenziali acquirenti, con un occhio alla Witor’s di Cremona, è indubbiamente rimasto deluso.

L’azienda ha infatti informato di aver sospeso le trattative con possibili investitori e di voler avviare un piano di rilancio investendo proprie risorse. Dal momento in cui i Toksoz non hanno mai rispettato alcun tipo di accordo fino a questo momento, con quasi zero investimenti messi in campo rispetto agli oltre 4 milioni promessi, viene difficile pensare a un nuovo e serio progetto che voglia ridare linfa a uno stabilimento ormai caduto in disgrazia e che ha azzerato la propria produzione.

Il Mise, dal canto suo, sottolinea che “la possibile proroga della cassa integrazione per i lavoratori deve intendersi come uno strumento per consentire la ripresa del sito di Novi Ligure. Pertanto, è stato richiesto che il piano di rilancio venga condiviso con le organizzazioni sindacali prima della riunione in programma l’11 luglio al Ministero del Lavoro”.

Ed è infatti tra 5 giorni che si stabilirà il rinnovo o meno della cassa integrazione, negato in prima battuta. Gli ammortizzatori sociali sono scaduti il 30 giugno e i dipendenti sono ora in ferie forzate. “I tempi sono strettissimi in vista dell’incontro di lunedì – spiega Raffaele Benedetto, segretario provinciale Flai Cgil –. Bisogna sperare che presentino un piano di sviluppo concreto, a differenza dell’ultimo per il quale sono stati inadempienti. Su questo, il Mise è stato molto critico con loro facendo presente che l’eventuale cassa non deve essere uno scopo ma solo un mezzo per rilanciare la Pernigotti”.

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