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Economia

Toksoz: “Riporteremo a Novi le produzioni della Pernigotti”. Tanti i dubbi

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NOVI LIGURE – Si è svolto al Mise un nuovo tavolo per discutere sul futuro della Pernigotti. La proprietà ha lanciato nuove iniziative importanti, come il ritorno a Novi Ligure di diverse produzioni e la costruzione di un nuovo stabilimento. Ma per i sindacati mancano i numeri e per il momento si tratta solo di tante parole.

Il deputato di Leu, Federico Fornaro lo ha definito un libro delle favole e perplessi lo sono anche i sindacati, ma le buone intenzioni dei fratelli Toksoz nei confronti della Pernigotti di Novi Ligure, parlano di rilancio dell’azienda, di far riportare a casa due linee di produzione e addirittura della costruzione di un nuovo stabilimento con annesso museo del cioccolato.

Sono queste in estrema sintesi le esternazioni fatte ieri dai rappresentanti dei due fratelli turchi al Mise, dove si è svolto l’ennesimo tavolo tecnico ministeriale.

Sul piatto anche il ritorno nelle trattative della Spes di Torino, che a settembre si era vista rescindere il contratto, nonostante ad agosto le parti avessero firmato un accordo preliminare e che adesso potrebbe invece assumere nuovi interinali. In questo rimescolamento delle carte, l’ennesimo, c’è spazio anche per la Optima, la società che ha rilevato il ramo gelati, intenzionata a dare nuove commesse alla Pernigotti.

Ma le novità più sostanziali discusse ieri al Mise riguardo al piano industriale 2020-2024, sono sicuramente quelle di riportare a Novi Ligure la produzione di creme spalmabili e tavolette, attualmente prodotte in Turchia, l’incremento della produzione degli ovetti, ormai da anni assegnata a ditte esterne e costruire un nuovo stabilimento, con tanto di museo del cioccolato al suo interno.

Un piano insomma di ottime intenzioni, che però vede molto scettiche le parti, le quali lamentano il fatto della mancanza di numeri concreti “Serve una quantificazione realistica degli investimenti che i Toksoz vogliono fare” – tuonano le sigle sindacali, ormai abituate al triste balletto dei vertici di questa azienda, che prima vuole chiudere e adesso vuole ingrandirsi.

Prima della fine dell’anno al ministero del lavoro si discuterà sul cambio della cassa integrazione, che si trasformerà da cessazione, in crisi e che durerà un altro anno. Il tutto mentre i sindacati si augurano che ad inizio 2020 il Mise riconvochi un altro tavolo, nel corso del quale, alle buone intenzioni vengano affiancati i fatti.

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