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Alessandria

Confindustria Alessandria: “Questa crisi può essere peggiore di quella del 2008”

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO DI CONFINDUSTRIA ALESSANDRIA

Una premessa di scenario:
• In questo periodo le aziende hanno compiuto e stanno compiendo un grande sforzo concreto per la salute dei lavoratori e l’igiene dei luoghi di lavoro, per noi prioritari. Le statistiche recenti dell’ISS sui luoghi dei contagi confermano che il virus NON si è diffuso nei luoghi di lavoro e nelle fabbriche.
• Abbiamo per fortuna in questa fase eccezionale incontrato notevole competenza e impegno della Prefettura di Alessandria, che ha esercitato il proprio ruolo con grande efficacia e con attenzione.
• In un momento in cui ci si aspettava fronte congiunto per superare insieme un’emergenza così drammatica, purtroppo alcuni rappresentanti delle parti sociali hanno scelto di interpretare un ruolo di mero controllo, quando non sono emerse addirittura, in certe categorie, nostalgie per lo scontro sociale. Se non consideriamo tutti, insieme, la salute, il lavoro e l’impresa come un bene comune, la ripresa sarà ancor più difficile;
• I nostri dati dicono che finora 4 aziende su 10 non hanno lavorato, e le altre lo hanno fatto comunque a scartamento ridotto;
• D’altro canto sono significativi i dati sullo smart-working, che confermano una capacità di adattamento notevole delle nostre imprese;

Ci sono problematiche di diversa natura da affrontare, tra le principali:
– Il ripensamento dell’organizzazione del lavoro nel rapporto con la persona, per rendere da un lato il lavoro da remoto una modalità ordinaria e dall’altro per rendere fruibili le prestazioni di tutti i lavoratori;
Nel riconoscere il buono e celere operato della locale sede Inps, la necessità della velocizzazione delle fasi operative di erogazione delle prestazioni di ammortizzatori sociali e degli strumenti di anticipo degli stessi da parte degli istituti bancari
– Un evidente problema di liquidità, specie per le aziende più piccole, con il rischio che un ulteriore indebitamento creditizio possa compromettere l’equilibrio finanziario di queste aziende nella fase di ritorno alla normalità
– Un drammatico calo degli ordinativi, che deve essere affrontato con strumenti straordinari, anche con immissione di liquidità non a termine, per esempio per sostenere allungamenti dei tempi di pagamento dei clienti o per stimolare l’utilizzo per certi settori di nuovi canali commerciali (pensiamo all’online per gli orafi).

Un paio di proposte operative:

– Le anticipazioni ultime parlano di strumenti a fondo perduto solo per le imprese con meno di 10 dipendenti. Crediamo, in conseguenza di quanto detto, che si debba pensare anche alle PMI (fino a 250 dipendenti) e alle “midcap”, cioè quelle imprese che sono la forza vera del nostro tessuto produttivo
– In una fase in cui la mobilità è necessariamente ridotta, bisogna ulteriormente incentivare l’Industria 4.0. Pensiamo, ad esempio, per il settore meccanico a tutte le assistenze e manutenzioni che si dovranno fare necessariamente in maggiore misura in remoto, con minori spostamenti fisici dei tecnici.

Infine: con quest’indagine non scendiamo nel dettaglio dei settori, ma a proposito dell’orafo, in attesa di riattivare i motori forzatamente spenti, gli imprenditori si interrogano sulle sfide che li attendono sui mercati internazionali e sono pronti a reagire investendo con l’abituale intraprendenza sia nel proporre nelle principali atelier in ogni parte del mondo le ultime collezioni, sia nel proseguire la fornitura altamente specializzata alle più importanti griffe internazionali: per questo è necessario che siano posti in essere strumenti dedicati per sostenere il ritorno su mercati internazionali e misure concrete per aiutare le imprese che operano contoterzi a mantenere inalterata la quota occupazionale.

Di seguito è possibile scaricare il documento ufficiale, corredato di cifre.

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