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Economia

Tsunami Covid sull’economia del Nord Ovest

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È tsunami Covid sul pil delle regioni: l’analisi è della Banca d’Italia, che – com’era prevedibile – rileva un pesante affondo del virus al Nord, bloccando turismo, manifattura, consumi interni ed export.

L’impatto della pandemia sul mercato del lavoro è stato pesantissimo e ha toccato anche il Sud, ma se in Campania c’è stato un forte aumento della povertà, in Lombardia la cassa integrazione è aumentata di 20 volte rispetto al 2019, mentre in Liguria è stata colpita dalla crisi l’85% delle imprese, con una logistica a terra.

E poi c’è il Piemonte, dove il blocco delle attività e superiore alla media nazionale, mentre poco più in là è il turismo valdostano ad annaspare. E proprio in Val d’Aosta sono i sindaci a ribellarsi: 74 primi cittadini si dicono dimenticati dal consiglio regionale che, avrebbe fatto naufragare provvedimenti attesi da tutti e sarebbero pronti a restituire la fascia tricolore, poiché privati di fondamentali risorse per gli enti locali.

La ripartenza del Nord Ovest – ma in linea di massima è un dato che torna in quasi tutt’Italia – è in salita e i problemi sono stratificati. Secondo i dati Ires, l’istituto regionale di ricerca economica e sociale, rispetto ad un anno fa in Piemonte le assunzioni (ad esclusione del settore agricolo e pubblica istruzione) a marzo sono crollate del 30%. In particolare nel periodo tra il 22 marzo e il 10 aprile è stato quello più penalizzante, il 53% dei lavoratori ha dovuto sospendere l’attività.

Poi la lenta ripresa per le circa 360 mila imprese attive sul territorio regionale a cui corrispondono un milione e 370 mila addetti, dove sono stati i contratti a termine di breve durata a saltare per primi. Anche sul fronte dei nuovi impieghi i numeri sono al ribasso, dove il segno meno è catastrofico in provincia di Vercelli (-61,2%), seguita da cali importanti (anche praticamente dimezzati) nelle altre province. Ha retto invece Torino, più specializzata nei servizi e toccata quindi solo da un -13,3% in seguito al lockdown.

Donne e giovani le categorie che più hanno perso opportunità occupazionali, con il comparto alberghiero e della ristorazione che sono crollati del 65,4%. Non va meglio per i servizi alla persona, l’edilizia, il tessile, l’abbigliamento, e la metalmeccanica, mentre hanno tenuto l’alimentare e il chimico-farmaceutico.

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