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Economia

Confcommercio: “Perchè sì al take-away in Europa e in Italia no? A rischio 3000 imprese”

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ALESSANDRIA – Fipe, la Federazione Italiana che rappresenta le imprese della ristorazione e dei pubblici esercizi, aderente a Confcommercio, ha lanciato al Governo una proposta, ripresa anche a livello locale dall’associazione provinciale, per chiedere che sia consentito ai ristoratori di vendere i piatti pronti da asporto ai propri clienti. La campagna si intitola #TAKEAWAYSUBITO e, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e di distanziamento, chiede di adeguare la situazione dei ristoratori italiani a quella dei colleghi degli altri Paesi europei. “E’ indubbio – dicono dalla Fipe-Confcommercio localeche il settore della ristorazione sia uno di quelli più colpiti dagli effetti del Covid-19: sono nella nostra provincia il settore conta quasi 3000 imprese. E sono tutte a rischio”. Fipe nazionale ha verificato che il servizio di take-away è attualmente consentito e dunque attivo nei seguenti Paesi: Francia, Germania, Danimarca, Regno Unito, Irlanda, Lituania, Malta, Svizzera, Turchia, Olanda, Finlandia.

L’Italia ha mostrato agli altri Paesi come reagire in maniera efficace al Covid-19 dal punto di vista sanitario – commenta Lino Enrico Stoppani, Presidente della Fipe – ma sulla fase 2, quella della ripartenza del mondo economico e produttivo, siamo ancora indietro. D’accordo ragionare sulle precauzioni sanitarie, anche per evitare la ripartenza del contagio, ma non possiamo farci paralizzare dalla paura. E’ il momento di reagire e il modo migliore è anche quello di fare nostre le best practice degli altri, consentendo tra l’altro anche ai bar, ai ristoranti e agli altri Pubblici Esercizi il servizio di take-away, oggi già possibile in quasi tutta la distribuzione alimentare. In questo modo si avrebbero numerosi vantaggi: un servizio in più ai cittadini, che potranno scendere al ristorante sotto casa per acquistare piatti pronti riducendo le code nei supermercati o nei negozi alimentari, e una opportunità commerciale per un settore strategico e identitario della nostra economia, tra i più danneggiati dall’emergenza in corso. Perdere ulteriore tempo, significherebbe favorire l’agonia della ristorazione italiana”. “L’abbiamo detto dal principio di questa grande emergenza – concludono dalla Confcommercio locale – la battaglia contro il COvid-19 si combatte su due campi, quello prioritario dell’emergenza sanitaria e quello, altrettanto fondamentale, di quella economica. Per rispondere e contrastare gli effetti drammatici e negativi di questa seconda, occorre agire adesso e con misure straordinarie. Altrimenti poi sarà troppo tardi”.

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