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Economia

Compravendita marchio Borsalino: scoperte attività fraudolente

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ALESSANDRIA – Ci sono voluti due anni di articolate indagini per ricostruire i passaggi dell’operazione di vendita fra la Borsalino Giuseppe & Fratello spa ed Haeres Equita.

Il servizio andato in onda nel nostro TG

Il nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Alessandria, a conclusione di un lungo iter, ha evidenziato una serie di strategie aziendali definite fraudolente, delle società coinvolte.

Tutto ha avuto inizio nel 2008, quando la Borsalino, a causa della situazione finanziaria in cui versava all’epoca, aveva venduto all’Istituto Mediocredito italiano il proprio marchio, prendendo il diritto di poter continuare ad usarlo in locazione.

Nel 2015 azienda e marchio erano stati dati, sempre in affitto alla Haeres Equita srl e l’anno successivo, dopo il diniego di concordato preventivo da parte del Tribunale di Alessandria, la Haeres aveva smesso di pagare i canoni di leasing per l’uso del brand, causando così una revoca del contratto.

Solo alcuni giorni dopo si era poi presentata davanti a Mediocredito per acquistare la Borsalino, offrendo un importo molto inferiore al suo valore residuo.

Ed è proprio su questo passaggio che si è maggiormente concentrata l’attività delle fiamme gialle, sotto la direzione del procuratore aggiunto della Repubblica di Alessandria, Tiziano Masini.

Secondo la finanza, infatti, nonostante gli amministratori Borsalino fossero a conoscenza degli omessi pagamenti, non avevano tutelato i diritti di credito della società, contribuendo così a creare le condizioni che hanno determinato la risoluzione del contratto di leasing, con il successivo acquisto del brand. Un’operazione che secondo gli inquirenti aveva consentito l’aggiramento della procedura competitiva  prevista dalla legge fallimentare, con un grave danno patrimoniale per i creditori della Borsalino, che dopo il fallimento, avevano patito un gravissimo depauperamento economico.

Il marchio, per un valore di 17milioni e mezzo, era stato sequestrato dai finanzieri del comando provinciale nel febbraio del 2018, in esecuzione ad un’ordinanza emessa dal gip del tribunale alessandrino, ed è stato poi restituito nel giugno dello stesso anno, dopo un accordo transitivo fra le parti.

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