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La mostra “Quo Vadis” in scena ad Acqui Terme dal 9 luglio

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La straordinaria bellezza delle chiesette incastonate nel paesaggio di Langhe e Monferrato emerge nella mostra fotografica – “Quo Vadis?” – che sarà inaugurata il 9 luglio alle 16 a Palazzo Vescovile ad Acqui Terme: attraverso oltre cinquanta immagini realizzate da Manuel Cazzola il visitatore sarà preso per mano e condotto in un incantevole viaggio alla scoperta di luoghi sacri in armoniosa relazione con la natura.

“Non cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi” è l’invito che Cazzola, ingegnere innamorato del territorio in cui vive e che ha scelto la fotografia per raccontarlo, rivolge a tutti, citando Proust: l’idea è offrire un quadro d’insieme di un patrimonio sconosciuto a molti, che va dalla cattedrale di Acqui alle piccole cappelle, tra architetture romaniche e gotiche, tardo rinascimentali e settecentesche. In ognuna delle tre sale spiccherà un’immagine più grande, formato 80×120: le altre, di dimensione diversa, saranno disposte in base ad affinità cromatiche. La prima che s’incontrerà rappresenta l’interno della chiesa di San Giovanni, all’ingresso di Roccaverano, che raccoglie uno dei più grandi cicli di affreschi quattrocenteschi nell’Astigiano in una luce chiara, eterea.

La seconda grande immagine è riferita alla cappella Scaletta di Turpino a Spigno (purtroppo non visitabile al pubblico), dove domina il rosso: intorno a questa si ammireranno altri scatti realizzati al tramonto. Nella terza, la Madonna del Casato, sempre a Spigno, la luce appare quasi “caravaggesca”: l’ideale per richiamare l’attenzione sui dettagli.

“Nel mio lavoro di ricerca – spiega Manuel Cazzola – mi sono imbattuto in sorprese, come il busto di Ferdinando d’Invrea nella chiesa di Giovo Ligure, collocato in una navata laterale, quasi nascosto da un lampadario. Eppure la fattura di questa statua è un autentico gioiello: sembrava di essere al cospetto di una persona in carne ed ossa”.

Nella cattedrale di San Guido ad Acqui Cazzola ha invece puntato l’obiettivo verso l’alto: “Per apprezzare al meglio gli affreschi della cupola occorrerebbe sdraiarsi, così ho optato per un punto di vista impensabile per il visitatore, cercando di dare rilievo a geometria, simmetria, potenza visiva degli affreschi”.

Cazzola si è dedicato con cura alla valorizzazione dei luoghi, scegliendo i momenti più suggestivi: lo scorcio di Montechiaro d’Acqui con l’arcobaleno, San Secondo ad Arzello esaltata dalla prima luce dell’alba, Santa Limbania a Rocca Grimalda dall’ultimo raggio di sole, San Nicolao di Mombaldone dalle nuvole che la contornano. Mentre il campanile del Santuario della Fraschetta di Alice Bel Colle si allinea quasi perfettamente con il Monviso, regalando una sensazione speciale. E San Giovanni a Roccaverano è proposta nella notte di fine luglio del 2018, illuminata dalla superluna.

Altri luoghi rivestono per l’autore un significato particolare: “La chiesetta di Madonna della Visitazione di Turpino, a Spigno, nella sua magica solitudine fra i calanchi, mi ha affascinato fin da bambino: così mi sono ritrovato in un tramonto d’inverno, con i piedi immersi nella neve e la macchina fotografica in mano, in cerca del punto perfetto per inquadrarla. E ho ripetuto lo scatto in autunno, scoprendo come con il variare della stagione e della situazione la sua bellezza rimane intonsa”.

“Manuel Cazzola punta il suo obiettivo su un un pilastro del nostro patrimonio, della nostra memoria e della nostra speranza – scrive Carlo Dottor, artista e scrittore veneto che da decenni lavora fra Parigi, il Piemonte e la Toscana –. In tempi in cui il silenzio riempie gran parte dei giorni delle nostre chiese, vederle in quella luce come sa vederle lui ci ricorda che sono un pilastro del nostro patrimonio, della nostra memoria e della nostra speranza. Chiave di volta dello spazio in cui si riconoscono le nostre comunità, riferimento essenziale del sentimento di appartenenza, rappresentano la continuità di una cultura, di una civiltà che si trasmette grazie alla capacità di pensarsi durevole. Manuel Cazzola fotografa usando un particolare filtro: l’amore. L’incanto del paesaggio lo conosce fin da bambino, oggi ne distilla un’emozione che si trasmette e coinvolge. Cerca, scova l’angolo e il momento prezioso che danno luce e forma a questo amore per la sua terra. Senza fermarsi alla contemplazione, la foto diventa dichiarazione di appartenenza, volontà di continuità. Un invito ad andare sui suoi passi non da turisti, ma per vedere, assaporare la bellezza che lui ha colto in uno scatto. Riconoscere la bellezza porta alla volontà di salvarla, ma anche di crearne di nuova come contesto della nostra vita”.

Carlo Caldera, docente al politecnico di Torino, sottolinea come per la sua formazione Cazzola sia abituato alla lettura critica del paesaggio, “ma per comunicare il senso delle sue letture e delle sue interpretazioni non gli basta. Ha coltivato l’arte della fotografia e la utilizza per comunicare e stimolare sensazioni e stati d’animo in chi osserva i suoi luoghi, contribuendo così efficacemente a diffonderne la cultura anche al fine della loro valorizzazione. L’aspetto del paesaggio tra Langhe e Monferrato, colto attraverso l’interpretazione del Fotografo, appare sempre bilanciato tra fattori naturali e fattori culturali e antropici. Tra l’Uomo, che modella spazi conferendo loro il nobile significato di luoghi, e la Natura. Ne sono testimoni le numerose strutture religiose, semplici chiesette o edifici più complessi costruiti nei secoli e i loro campanili, così come i tipici ciabot o i pettinati vigneti, sempre ben visibili e riconoscibili nel paesaggio”.

Il titolo della mostra, “Quo Vadis?”, è preso a prestito da quello del romanzo di Henryk Sienkiewicz, ispirato alla domanda che San Pietro rivolse a Cristo apparsogli sulla via Appia e dove successivamente sorse una chiesetta. La mostra, che ha il patrocinio del Ministero della Cultura e della Regione Piemonte, è realizzata dal Polo culturale della Diocesi di Acqui in collaborazione con il Comune di Acqui Terme.

È sostenuta da Impressioni Grafiche, L’Ancora, Associazione Musei Ecclesiastici Italiani, Progetto Culturale promosso dalla Chiesa Italiana e The Landscape I Like. A sostegno di questa mostra sarà disponibile una pubblicazione di oltre 100 pagine con tutte le immagini esposte e interventi critici, edito da Impressioni Grafiche.

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