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Cronaca

Torino, Sindaco Appendino: “Il commissariamento del Regio, una scelta di responsabilità”

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Nella replica in Sala Rossa dopo le sue comunicazioni, la sindaca Chiara Appendino ha sottolineato che “la decisione di commissariare il Teatro Regio è una scelta di responsabilità, assunta con la consapevolezza che si tratta dell’unica strada da percorrere per rilanciarlo.
Dobbiamo guardare avanti – ha detto le sindaca -, la situazione non è risolvibile con strumenti ordinari, ma servono interventi strutturali con mezzi straordinari. Quello di richiedere il commissariamento dell’ente lirico è un atto di responsabilità
– ha ribadito Appendino. Una scelta compiuta per salvaguardare il Teatro e metterlo nelle condizioni di guardare al futuro senza il peso di un debito divenuto insostenibile e che avrebbe continuato a condizionarne l’attività negli anni a venire”.

Come già annunciato, in presenza di una situazione di eccezionale gravità, e in seguito a un confronto con i soci e il Consiglio di indirizzo, si procederà ad approvare il bilancio di esercizio 2019 in perdita. La crisi è tale che non si darà corso a un’operazione di ripiano, ma sarà richiesto al Ministro per i Beni e le Attività culturali la nomina di un commissario ministeriale per operare il necessario ed improcrastinabile risanamento strutturale dei conti dell’ente lirico torinese, la cui criticità è nota da anni”.

Dal 2015 ad oggi – ha ricordato la sindaca – per chiudere i bilanci della Fondazione Teatro Regio si sono dovuti erogare contributi straordinari o procedere ad anticipazioni degli stanziamenti triennali da parte dei soci fondatori per un valore di circa 10 milioni di euro, con una perdita tendenziale di circa 2 milioni annui. Questi interventi da parte dei soci non hanno tuttavia portato alla risoluzione dei principali problemi del teatro che sono sostanzialmente tre: un debito accumulato negli anni intorno ai 30 milioni di euro, un disavanzo strutturale di gestione intorno ai 2.5 milioni, una conseguente crisi di liquidità strutturale”.

Nei prossimi giorni – ha aggiunto la sindaca – verrà convocato il Consiglio di indirizzo per analizzare il bilancio 2019 nel dettaglio e, in seguito, sarà convocata l’assemblea dei soci per la sua approvazione.

Sul bilancio 2019, in Sala Rossa la sindaca Appendino ha evidenziato che “i risparmi operati nell’anno di circa 1 milione di euro e l’aumento dei ricavi da biglietteria, non hanno permesso di compensare la riduzione dei contributi del Fondo Unico per lo Spettacolo, per un valore di 1,2 milioni e il non raggiungimento degli obiettivi di fundraising. Impossibile chiudere in pareggio senza una ulteriore iniezione di risorse, oggi non disponibili. Lo squilibrio concernente la gestione per il 2019 stimato è di 2,5 milioni. Sono in corso tutte le verifiche con la società di revisione e i revisori contabili, quest’anno rinnovati entrambi. E solo in seguito il bilancio verrà approvato da assemblea dei soci e dal Consiglio di indirizzo. Bilancio che, come detto, appena definito sarà consegnato a chi ne ha chiesto elementi di chiarezza e trasparenza”.

Sul tema del commissariamento automatico con un bilancio negativo ad oggi stimato in circa 2,5 milioni, la sindaca Appendino ha ricordato che ciò e previsto dal d.lgs. 367/1996, all’articolo 21, comma 1-bis (che dispone in ogni caso lo scioglimento del consiglio di amministrazione della fondazione quando i conti economici di due esercizi consecutivi chiudono con una perdita del periodo complessivamente superiore al 30 per cento del patrimonio disponibile) e tale valutazione è stata confermata dai vertici del MIBACT con cui ci si è confrontati.

Poiché il patrimonio disponibile è di 4.711.000 euro, il disavanzo rappresenta il 53% e – ha spiegato la sindaca – questa percentuale supera di gran lunga, in un anno il 30% del patrimonio disponibile, il commissariamento è inevitabile. Potevamo coprire il disavanzo fino alla soglia del 29% del patrimonio disponibile? Al di là delle evidenti difficoltà di reperimento di risorse pubbliche di cui siamo tutti consapevoli, non avremmo comunque risolto una situazione ormai insostenibile – ha evidenziato Appendino. Se è vero che il bilancio di previsione 2020, anch’esso non ancora approvato dal Cdi, non presenta il disavanzo di gestione del 2019, è altrettanto vero che non le presenta per alcuni fatti eccezionali derivanti dalla chiusura del teatro e delle attività. Le mancate produzioni, e il Fis sono alcuni esempi. E’ altrettanto evidente a tutti che il 2021 non solo non avrà queste caratteristiche, ma dovrà anche convivere con le difficoltà di tutto il mondo culturale derivanti dall’emergenza sanitaria ed economica che andranno a gravare su quelle strutturali già esistenti per le quali serve necessariamente un intervento straordinario”.

“Il commissariamento – ha sottolineato la sindaca – a nostro avviso permetterà di mettere ordine e lavorare su quattro fronti che riteniamo prioritari per dare un futuro al teatro: prima di tutto ristrutturare il debito e incidere sulla liquidità del teatro. Nel 2018 il debito ammonta a 27,7 mln con una scarsa solvibilità: Lo stato debitorio del teatro, seppure si sia lievemente ridotto nel corso dell’ultimo anno, si mantiene su una media negli ultimi 7 anni di oltre 28 milioni. La riduzione nel 2018 sul 2017 di 3 milioni del debito non ha prodotto risultati apprezzabili. Se si sono ridotti i debiti nei confronti delle banche (da 17 a 11 mln), è cresciuto quello nei confronti dei fornitori che, invece, tra il 2017 e il 2018 è cresciuto da 8,5 a 10,4 mln. Oltre al costo generato dal ricorso continuo a forme di debito a breve termine in termini di interessi, sappiamo bene che un teatro che non riesce a pagare i fornitori e gli artisti in tempi ragionevoli è condannato a regredire nella qualità dell’offerta culturale. Per tornare ad essere attrattivo, il teatro deve essere affidabile nella sua capacità di pagamento. In secondo luogo consentirà di ripatrimonializzare la Fondazione, quale strumento per dare un futuro solido al teatro. Terzo, permetterà di dare avvio ai lavori di adeguamento della macchina scenica e del teatro (con gli 8,5 milioni di euro stanziati dal Governo a questo scopo). Quarto, il commissariamento consentirà di riorganizzare la Fondazione al fine di ridurre il disavanzo di gestione: questo era un elemento già analizzato nell’ambito del piano industriale che evidenziava alcune forti criticità, soprattutto in merito al rapporto costi ricavi paragonando il regio ad altre fondazioni liriche. Ancora oggi il Regio è lontano dalla media delle alzate a fini FUS, sia in confronto con le fondazioni non commissariate (246 alzate medie), sia rispetto alla media complessiva (200). Nel 2017 erano 128, incrementate nel 2018 a 141. Il Teatro Regio è la Fondazione Lirico Sinfonica con il numero più alto di dipendenti per alzata di sipario, così come è quello con un costo di produzione per alzata di sipario superiore alla media delle altre Fondazioni lirico sinfoniche (72 mila euro contro la media di 46 mila). Riorganizzare significa anche procedere con la redazione della nuova pianta organica. L’ultima presentata al Ministero risale al 1998. E’ necessaria una revisione dei processi produttivi, la riorganizzazione delle attività gestionali e amministrative con l’introduzione del controllo di gestione, oggi ancora assente”.

La sindaca Appendino ha concluso ribadendo che l’obiettivo “è mettere il teatro nelle condizioni di poter avere basi solide e strutturali per una sua ripartenza duratura. Sappiamo che si tratta di un percorso complesso e anche dirompente. La redazione del piano di sviluppo aveva messo in evidenza le debolezze presenti e aveva indicato un percorso che oggi, risulta attuabile solo tramite un intervento straordinario che rimetta in ordine i conti e attui quelle modifiche strutturali che senza i poteri straordinari di un commissario non sono realizzabili. E voglio ancora ribadire anche qui quanto detto in sede di incontro con i sindacati e a mezzo stampa: è nostro obiettivo tutelare il livello occupazionale (comprese le persone con contratto a tempo determinato, che hanno una anzianità di rinnovi da un minimo di 5 anni a un massimo di 15) cosa che stiamo facendo anche in queste ore nel contesto mutato”.

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