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Cronaca

Peste suina: le considerazioni di Vincenzo Bianconi, Vice Presidente Federalberghi Umbria

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Il sovraffollamento e il conseguente squilibrio ecologico nei boschi dell’Appennino determina a cascata problemi per tutto l’ecosistema.

Pertanto un’ attiva salvaguardia e interventi concreti di ripristino del naturale equilibrio tra tutte le specie autoctone animali e vegetali dell’ecosistema umbro e non solo, appare fondamentale… un progetto pluriennale al quale poi dovrebbe seguire un’attività importante di controllo e gestione” così dichiara Vincenzo Bianconi, Vice Presidente Federalberghi Umbria e Consigliere Regione Umbria.

“Mentre assistiamo quotidianamente alla conta delle carcasse di cinghiale risultate positive alla peste suina in diversi luoghi d’Italia, fortunatamente in Umbria e nelle Marche non si registrano segnalazioni di animali affetti dalla malattia. Questo pero’ non puo’ comportare un calo di attenzione”.

E’ il tempo di correre ai ripari, occorre lavorare ad una strategia, alla pianificazione di una campagna che ha come obiettivo, nel breve, ridurre al minimo i danni sull’economia e nel medio periodo ripristinare un equilibrio nell’ecosistema dell’Appennino.

La presenza di Peste Suina Africana in un’area comporta l’abbattimento di tutti i capi presenti in quel territorio.

In Umbria sono stimati circa 70 mila esemplari, prima ancora di affrontare l’ipotetica e drammatica questione della soppressione dei suini di allevamento. Un rischio che l’Italia, non puo’ e non deve assolutamente correre.

La presenza della peste suina in Umbria porterebbe al blocco dell’attività di trasformazione delle carni crude e dei salumi di cinghiali e maiali, allo stop della loro vendita e somministrazione dei prodotti a base di maiale e cinghiale nei negozi e ristoranti, alla sospensione degli sport outdoor, come trekking e mountain-bike, della caccia con ripercussioni ulteriori nel mondo dell’agricoltura. I danni diretti ed indiretti sarebbero incalcolabili per un’economia gia’ troppo sofferente.

Senza nessun allarmismo, e’ bene pero’ intraprendere azioni immediate, coraggiose, scelte strategiche di breve, medio e lungo termine per la salvaguardia del territorio e delle sue attivita’ economiche e sociali.

Si stima che sul territorio nazionale ci siano 2 milioni di cinghiali, un numero troppo elevato. La razza predominante importata anni fa è quella del cinghiale dei Balcani, che è tre volte più prolifico di quello italico.

Abbiamo il dovere di avere tutti una conoscenza del problema ed insieme valutare criticità e proposte sostenibili al fine di poter arginare i problemi nel breve periodo e costruire nello steso tempo un futuro più sostenibile per il nostro ecosistema e per chi verrà dopo di noi.

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