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Cronaca

Coprifuoco alle 23: verso la normalità, tranne discoteche e piscine coperte

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Prove generali di ritorno alla normalità. Da questa sera, mercoledì 19 maggio, il coprifuoco passa dalle 22 alle 23, per poi essere esteso alle 24 dal 7 giugno e del tutto eliminato dal 21 giugno, con solstizio d’estate.

A piccoli passi, dunque, ed in concomitanza con le graduali ripartenze dei vari settori, il calendario guidato dalla cabina di regia del premier Mario Draghi ha ingranato la marcia giusta verso quella necessaria convivenza tra il persistere del virus (pur ridimensionato dalla campagna vaccinale, che a sua volta ha messo il turno) e la voglia di riappropriarsi di abitudini che nel tempo pre-Covid si davano per scontate, come quella di pranzare o cenare anche al chiuso: questo sarà possibile dal 1° giugno, quando riapriranno, in questi termini, ristorantibar, mentre si potrà andare in palestra già dal 24 maggio e partecipare (muniti di green pass) alle feste di matrimonio dal 15 giugno.

A data da destinarsi – e quindi molto arrabbiato per non essere stati contemplati dall’ultimo decreto del governo – è il comparto delle discoteche e delle sale da ballo: per chi lavora in questo settore, ad oggi, non è stata indicata alcuna data di riapertura. Altrettanto scoraggiati sono gli occupati nelle piscine al chiuso, che – sentendosi dire di poter accogliere i natanti a partire dal 1° luglio – si sentono oltremodo beffati, poiché quello – salvo catastrofici cambiamenti meteorologici – è il periodo in cui scoppia l’estate e si preferisce stare in piscina sì, ma all’aperto. Tant’è.

Le regole sono regole e vanno rispettate, anche da chi è più insofferente che, con la storia – pur comprensibile – di un lockdown e di una serie di restrizioni estenuanti -, ha però ecceduto nei comportamenti a dispetto di chi, invece (ed è la maggior parte degli italiani) si è attenuto ai provvedimenti anti-Covid. Certo, l’impennata di intolleranza (a partire dalle mura domestiche, dove durante la pandemia si è registrato un boom di richieste di donne vittime di violenze) si è trasformata in molti casi in problemi di ordine pubblico: non solo nelle grandi città, ma anche in centri più piccoli, come si è di recente verificato in provincia di Alessandria dove – come ribadito dallo stesso prefetto Francesco Zito – “i comportamenti di alcuni individui, soprattutto di giovane età, vanno stigmatizzati e repressi tramite l’intervento delle Forze dell’Ordine”.

Va da sé che, alla base della crescita di un adulto consapevole dell’importanza della propria libertà in relazione a quella altrui giocano un ruolo fondamentale la famiglia e la scuola, anch’esse segnate dagli stravolgimenti dell’emergenza sanitaria, ma non è questo un buon pretesto per i bulli che, ultimamente, hanno disturbato e spaventato altri coetanei o cittadini che si sono ritrovati in mezzo a risse o a situazioni di degrado.

Il fatto poi di restituire, tassello, dopo tassello, ore di apertura ai locali di ristorazione fa sì che, in un certo senso, anche gli stessi locali possano essere un buon deterrente contro azioni criminali. Sono gli stessi ristoratori che, in riferimento alle baby gang che da mesi turbano la quiete pubblica, a spiegare come il fatto di avere un luogo di ritrovo, un punto di riferimento per i giovani sia più di aiuto del coprifuoco che ha regnato fino ad oggi, con conseguenti “strappi” mentali e atti di vandalismo puro ai danni delle realtà in cui si vive.

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